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Sopra, un'immagine della cavità carsica
che caratterizza la piccola grotta. |
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Parabita
Parabita,
centro dell’entroterra salentino, si
sviluppa al margine sud/occidentale della Serra
di S. Eleuterio che, con la sua quota massima
di 195 m s.l.m., costituisce il principale
elemento morfologico dell’area. L’abitato
si sviluppa in gran parte a monte della Serra,
mentre verso ovest il territorio degrada con
blande pendenze verso la costa jonica. Il paesaggio
è tipicamente carsico, con affioramenti
di rocce carbonatiche e assenza di idrografia
superficiale, che risulta limitata a poche
incisioni, appena accennate, che interessano
il fianco occidentale dell’altura.La
natura carsica è anche all’origine
delle numerose cavità che frastagliano
il territorio parabitano. |
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Testimonianze
della presenza umana in grotta
Testimonianze della presenza umana in grotta
sono state raccolte nella Grotta
Mazzuchi, da cui provengono reperti
archeologici riferibili ad una o più sepolture
con corredo datato genericamente all’età
del Bronzo. Alla fase finale di
quest’epoca (XII-XIsec.
a.C.) si attribuisce il villaggio
a capanne che sorgeva a quota 100
m s.l.m. lungo il margine sud-occidentale
di un pianoro che affaccia sulla vasta
piana peri-costiera, in posizione dominante
e di controllo. La gran parte dell’insediamento è stata
distrutta da un’ampia cava, ma le
testimonianze conservate hanno permesso
la ricostruzione delle capanne e dell’organizzazione
del villaggio. Lo scavo archeologico eseguito
negli anni Ottanta ha permesso di recuperare
frammenti di vasi e, reperto di estrema
rilevanza, di una coppa decorata con motivo
a zigzag di colore rosso bruno, produzione
dell’arte micenea giunta attraverso
i commerci e i percorsi marittimi dell’antichità.Ancora
incerta è invece l’identificazione
della mitica città di Bavota,
citata nella letteratura locale e localizzata
nella cartografia storica tra Alezio e
Ugento, ai margini della via
Trajana. Alla fine dell’Ottocento Cosimo
De Giorgi intuisce, con acuta osservazione,
l’esistenza di “ruderi di antichi
edifizi sotto il terreno”, e di tombe
con corredo e monete romane, segno della
presenza di un centro rurale, forse proprio
Bavota, che in età romana dovette
svilupparsi tra Parabita
e Tuglie, la cui storia è ancora
tutta da scrivere. |
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Le
grotte
Le
grotte furono nuovamente al centro dell’interesse
in età medievale,
periodo in cui si sviluppò il vasto
e articolato fenomeno della Civiltà
Rupestre, ovvero il vivere in grotta,
con le sue molteplici forme artistiche, architettoniche
e d’organizzazione degli spazi.Un insediamento
in rupe costituito da più grotte,
non tutte ancora ben conosciute né esplorate,
si sviluppava lungo il Canale
del Cirlicì, breve incisione
torrentizia a Nord-Ovest
di Parabita. Percorrendo una tagliata
nella roccia realizzata sul fondo del canale,
viabilità di accesso e di servizio
all’abitato, si raggiunge la Cripta
del Cirlicì
o di San Cirillo. La cavità è
costituita da un ingresso irregolare di forma
allungata che immette in un primo ambiente
da cui tramite un breve corridoio si accede
ad una seconda stanza più ampia. Qui,
lungo la parete orientale, si conserva traccia
della mirabile arte
pittorica bizantina: parte di un affresco
policromo raffigurante un santo Vescovo,
raffigurato in piedi e con le mani aperte sul
petto, abbigliato riccamente e con aureola
perlinata. Alla sinistra del volto si conservano
alcune lettere greche riferibili al nome del
personaggio, identificabile forse con San
Basilio. Fino a qualche decennio fa
si conservava una raffigurazione della
Vergine e del Battista ai lati del Cristo,
trafugata da ignoti. Sulla sommità della Serra
di S. Eleuterio si aprivano altre
due cripte affrescate, interessate da crolli
e ampiamente modificate dall’uomo.
Nel moderno abitato si trova la Cripta
di Santa Marina, ora inglobata in
strutture in muratura, con lungo corridoio
d’accesso,
cella unica con altare parietale, gradino-sedile
e piccola abside e scarsi resti di affreschi
recenti e ridipinti. |
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