le veneri di parabita
le veneri di parabita
le veneri di parabita leveneridiparabita_il territorio e le sue ricchezze
le veneri di parabita
le veneri di parabita
le veneri di parabita le veneri di parabita_la grotta dove sono state rinvenute le statuine le veneri di parabita le veneri di parabita_tutto sulle statuine le veneri di parabita
le veneri di parabita
le veneri di parabita
le veneri di parabita
Parabita Provincia di Lecce
le veneri di parabita
le veneri di parabita
le veneri di parabita le veneri di parabita
le veneri di parabita
le veneri di parabita le veneri di parabita
le veneri di parabita

La Madonna "Te lu Carottu" si apre nel calcare ad una quota compresa tra i 130-135 m.s.l.m.

I cittadini del luogo raccontano che, da ragazzi, erano soliti frequentare questo buco carsico dalla forma particolare, per compiere il fatidico passaggio attraverso la sua cavità piu' ampia. Questa pratica presumibilmente era un retaggio di un antico rito di iniziazione.

Sopra, un'immagine della cavità carsica che caratterizza la piccola grotta.

le veneri di parabita
le veneri di parabita
 

Parabita

Parabita, centro dell’entroterra salentino, si sviluppa al margine sud/occidentale della Serra di S. Eleuterio che, con la sua quota massima di 195 m s.l.m., costituisce il principale elemento morfologico dell’area. L’abitato si sviluppa in gran parte a monte della Serra, mentre verso ovest il territorio degrada con blande pendenze verso la costa jonica. Il paesaggio è tipicamente carsico, con affioramenti di rocce carbonatiche e assenza di idrografia superficiale, che risulta limitata a poche incisioni, appena accennate, che interessano il fianco occidentale dell’altura.La natura carsica è anche all’origine delle numerose cavità che frastagliano il territorio parabitano.

 
 

Testimonianze della presenza umana in grotta

Testimonianze della presenza umana in grotta sono state raccolte nella Grotta Mazzuchi, da cui provengono reperti archeologici riferibili ad una o più sepolture con corredo datato genericamente all’età del Bronzo. Alla fase finale di quest’epoca (XII-XIsec. a.C.) si attribuisce il villaggio a capanne che sorgeva a quota 100 m s.l.m. lungo il margine sud-occidentale di un pianoro che affaccia sulla vasta piana peri-costiera, in posizione dominante e di controllo. La gran parte dell’insediamento è stata distrutta da un’ampia cava, ma le testimonianze conservate hanno permesso la ricostruzione delle capanne e dell’organizzazione del villaggio. Lo scavo archeologico eseguito negli anni Ottanta ha permesso di recuperare frammenti di vasi e, reperto di estrema rilevanza, di una coppa decorata con motivo a zigzag di colore rosso bruno, produzione dell’arte micenea giunta attraverso i commerci e i percorsi marittimi dell’antichità.Ancora incerta è invece l’identificazione della mitica città di Bavota, citata nella letteratura locale e localizzata nella cartografia storica tra Alezio e Ugento, ai margini della via Trajana. Alla fine dell’Ottocento Cosimo De Giorgi intuisce, con acuta osservazione, l’esistenza di “ruderi di antichi edifizi sotto il terreno”, e di tombe con corredo e monete romane, segno della presenza di un centro rurale, forse proprio Bavota, che in età romana dovette svilupparsi tra Parabita e Tuglie, la cui storia è ancora tutta da scrivere.

 

Le grotte

Le grotte furono nuovamente al centro dell’interesse in età medievale, periodo in cui si sviluppò il vasto e articolato fenomeno della Civiltà Rupestre, ovvero il vivere in grotta, con le sue molteplici forme artistiche, architettoniche e d’organizzazione degli spazi.Un insediamento in rupe costituito da più grotte, non tutte ancora ben conosciute né esplorate, si sviluppava lungo il Canale del Cirlicì, breve incisione torrentizia a Nord-Ovest di Parabita. Percorrendo una tagliata nella roccia realizzata sul fondo del canale, viabilità di accesso e di servizio all’abitato, si raggiunge la Cripta del Cirlicì o di San Cirillo. La cavità è costituita da un ingresso irregolare di forma allungata che immette in un primo ambiente da cui tramite un breve corridoio si accede ad una seconda stanza più ampia. Qui, lungo la parete orientale, si conserva traccia della mirabile arte pittorica bizantina: parte di un affresco policromo raffigurante un santo Vescovo, raffigurato in piedi e con le mani aperte sul petto, abbigliato riccamente e con aureola perlinata. Alla sinistra del volto si conservano alcune lettere greche riferibili al nome del personaggio, identificabile forse con San Basilio. Fino a qualche decennio fa si conservava una raffigurazione della Vergine e del Battista ai lati del Cristo, trafugata da ignoti. Sulla sommità della Serra di S. Eleuterio si aprivano altre due cripte affrescate, interessate da crolli e ampiamente modificate dall’uomo. Nel moderno abitato si trova la Cripta di Santa Marina, ora inglobata in strutture in muratura, con lungo corridoio d’accesso, cella unica con altare parietale, gradino-sedile e piccola abside e scarsi resti di affreschi recenti e ridipinti.

 
le veneri di parabita
le veneri di parabita le veneri di parabita

i testi e le foto possono essere liberamente usati solo a scopo divulgativo citando la fonte di provenienza grazie (ndr)
ME.TE. (media e territorio)